Essere un buon sindacalista non è solo una carica o un ruolo da esibire: è una scelta di vita. Un buon sindacalista non si misura dal numero di tessere che raccoglie, ma da quanta passione, dedizione e responsabilità mette ogni giorno nel rappresentare chi spesso non ha voce.
Il primo passo? Ascoltare.
Un vero sindacalista parte dall’ascolto sincero dei problemi dei Lavoratori, delle loro paure, delle loro speranze. Non si può rappresentare ciò che non si conosce, né si può lottare davvero per qualcuno che non si è prima ascoltato.
Il secondo passo? Farsi carico delle battaglie degli altri come se fossero le proprie.
Serve coraggio per stare in prima linea, ma ancora di più serve coerenza. Non si può essere sindacalisti solo quando conviene. Si è sindacalisti sempre: nelle assemblee, davanti a una sanzione ingiusta, quando arriva una lettera di licenziamento, ma anche quando si resta in silenzio ad ascoltare uno sfogo di chi è stanco e deluso.
Il buon sindacalista è quello che non cerca applausi, ma soluzioni.È quello che risponde alle chiamate a qualsiasi ora, che si mette in macchina per incontrare i Lavoratori, che studia i contratti, che legge tra le righe di una busta paga sbagliata, che denuncia, propone, si espone. Che mette la faccia. Sempre.
Ma sopra ogni cosa, il sindacalista vero non dimentica mai da dove è partito: dal magazzino, dalla mensa, dal camion, furgone, ufficio, dalle pulizie, dai treni, bus, dall’officina.
Un buon sindacalista è prima di tutto un Lavoratore tra i Lavoratori, con gli stessi diritti, doveri e fragilità. Ecco perché il primo vero passo per essere un buon sindacalista è avere un cuore che batte per gli altri. Il resto si impara con il tempo. Ma la dignità, la passione e l’onestà non si studiano: si scelgono.
Diego Cafaro