La domanda è: sindacalisti lo si nasce o lo si diventa? E la risposta potrebbe essere: un po’ si nasce ma ci vuole un po’ di più per diventarlo e quel poco in più è racchiuso in un unico verbo, studiare.

Lo capii nel lontano 1985, all’epoca ero dipendente di un’azienda privata, la SITA, ed ero appena entrato nella struttura sindacale come RSA. Ricordo l’ansia che mi prese prima della  prima riunione sindacale  accompagnata dalla mia solita sindrome dell’impostore che mi faceva sentire inadeguato, così espressi i miei dubbi al coordinatore della RSA il quale, per tutta risposta, mi portò nel parcheggio auto ed aprì il cofano della sua auto, una fiammante Alfa 75 che ricordo ancora, all’interno del cofano una pila di libri intonsi, mai aperti, lo stesso infatti sostituiva la necessaria preparazione con il suo innegabile carisma, “ho la laurea di marciapiede”, mi diceva sempre. Da quel cofano presi dei testi che ricordo ancora, la 148 del 1931, la raccolta dei contratti nazionali del meraviglioso Bruno Monosilio, la legge 300 del 1970 ed iniziai a leggerli. Fortunatamente cominciai da quel che più mi intrigava, la 148 del 1931, una legge scritta per regolare il rapporto di lavoro degli autoferrotranviari nel lontano 1931, nel pieno del regime fascista e mai scelta fu più azzeccata. Qualche giorno dopo, infatti, mi ritrovai al tavolo con i colleghi del sindacato, molto più esperti di me, e l’azienda che, essendo privata, era anche abbastanza autoritaria tanto da incutere un leggero timore. Per quasi un’ora ascoltai intimidito, seduto in un angolo, la discussione ma ad un certo punto il direttore Amministrativo diede un’interpretazione ad una norma del 148 del tutto errata, ricordo che lo dissi in un orecchio al mio coordinatore RSA il quale, forse perché non aveva capito, mi disse: “dillo tu”. Lo feci e fu quello il preciso momento che segnò la mia carriera sindacale, per tutta la vita. Infatti, immediatamente dopo il mio breve intervento, notai che tutti e tre i rappresentanti aziendali, il Direttore Generale, quello Amministrativo ed il Capo del Personale, iniziarono a parlare solo con me, come se gli altri fossero spariti dalla stanza. Allora capii che il segreto per essere ascoltato era uno solo … studiare.

Dopo qualche anno e dopo aver continuato a formarmi ed informarmi autonomamente, mi ritrovai nel luogo naturale di chi attraverso lo studio vuole riformare, la UIL. Già all’epoca il nostro sindacato si adoperava molto nella formazione dei nuovi dirigenti, ma oggi, con la ventata di energia portata da Bombardieri, lo studio e la formazione sono diventati elementi fondamentali della nostra Organizzazione ed è anche per questo che la UIL è diventata attrattiva per i giovani che sempre più numerosi si affacciano nelle nostre sedi.

Del resto siamo riformisti che significa letteralmente formare di nuovo qualcosa che già esiste, ma per aggiungere elementi migliorativi a qualcosa che è già formato, lo si può fare solo attraverso un attento studio della materia in questione e questo vale sia per un RSA che per il nostro leader che siede al tavolo del Governo per rappresentarci. 

Studiare allora? Si, e farlo sempre, anche quando si arriva ai vertici dell’Organizzazione, anche quando si è vicini all’età pensionabile perché, come diceva Albert Enstein, lo studio è come stare su una bicicletta: se smetti di pedalare, finisci per cadere.