Abbracciarsi è ancora un atto di coraggio.
23 anni d’amore, ma non posso restare in silenzio.
Lo scorso 13 settembre, in un ristorante a La Storta, quartiere di Roma, una coppia gay è stata aggredita per essersi abbracciata e scambiata un bacio mentre ballava. Un momento di intimità, vissuto con spontaneità, si è trasformato in un pretesto per atti di violenza. L’episodio si è verificato quasi in contemporanea con un’altra aggressione omofoba, avvenuta a pochi chilometri di distanza, in via Vittorio Emanuele II, dove un ragazzo di 25 anni è stato picchiato, ricoperto di sputi e insulti omofobi.
Ogni volta che leggiamo di episodi simili, ci rendiamo conto di una realtà troppo spesso sottovalutata: in Italia, nel 2025, l’amore tra due persone dello stesso sesso può ancora mettere in pericolo la propria incolumità. Abbracciarsi è, di fatto, ancora un atto di coraggio.
Io sono in una relazione omosessuale da 23 anni. Ho avuto la fortuna di vivere questa storia d’amore con serenità, senza dovermi mai nascondere. Le nostre famiglie ci hanno sempre sostenuto, senza esitazioni, e nel giorno della nostra unione civile abbiamo sentito un amore profondo, non solo tra di noi, ma anche intorno a noi. Una nostra amica, nel suo discorso, ci ha ricordato quanto sia raro — e prezioso — avere accanto genitori capaci di mettere il cuore davanti al pregiudizio. Purtroppo, questa non è la realtà di molte persone LGBTQIA+. In tanti, prima ancora di confrontarsi con la società, hanno dovuto affrontare il dolore del rifiuto in famiglia.
Ecco perché la mia storia, che è una storia felice, non può bastare.
Perché finché sarà una fortuna e non la norma, finché ci sarà chi si sente costretto a nascondersi, a camminare due passi dietro per paura, a rinunciare ad un abbraccio, allora nessuno di noi potrà dirsi veramente libero. Negli ultimi anni l’Italia ha compiuto qualche passo in avanti: le unioni civili del 2016 hanno rappresentato un momento importante. Ma il matrimonio egualitario è ancora lontano, le famiglie arcobaleno non sono pienamente riconosciute e manca ancora una legge nazionale che punisca con fermezza l’omotransfobia.
Nel frattempo, molti Paesi europei hanno già fatto questo passo. In Spagna, Germania, Francia, Olanda, Grecia, le coppie LGBTQIA+ possono sposarsi, adottare, costruire famiglie, vivere pienamente e liberamente la propria vita. In Italia no, e il confronto è impietoso. Questa distanza non è solo giuridica, è anche culturale. Ed è proprio su questo piano che, a mio avviso, bisogna iniziare, prima di tutto dalle scuole, dai più piccoli. Credo profondamente che si debba introdurre l’educazione affettiva già a partire dalle scuole primarie, non come ideologia o imposizione, ma come forma di rispetto, empatia e comprensione. Insegnare ai bambini che esistono tanti tipi di amore, tante forme di famiglia e che tutte meritano rispetto. Solo così possiamo davvero sperare in una generazione futura più libera e più giusta. Abbracciarsi non dovrebbe essere un gesto da spiegare. Non dovrebbe servire coraggio per amare. E invece, ancora oggi, è così per troppe persone. Io ho avuto la fortuna di non dover lottare da solo.
Ma finché l’amore sarà una battaglia, allora questa battaglia riguarderà tutti noi.
Diego Olivo