Apro la porta della stazione, come ogni mattina, o la chiudo da un po’ di anni a questa parte, sono turnista.
Il rumore dei freni sulle rotaie e il chiacchierio della gente sono diventati i miei compagni di vita. Dal vetro della biglietteria vedo animarsi un mondo fatto di gente, storie, sogni, disillusione… perché da lì sbircio, tra un biglietto e l’altro, gli sguardi delle persone.
Siamo così distratti che la vita ci passa avanti e nemmeno ce ne accorgiamo…e poi ci sono quei racconti improvvisi che ti toccano il cuore. Tempo fa una donna, dopo che le avevo regalato un segnalibro di sensibilizzazione sui diritti delle donne e contro il femminicidio, con una serenità cucita addosso con gli anni, mi confessò che il suo ex marito l’aveva ferita con 28 coltellate, fortunatamente non arrecandole la morte. Me ne parlò perché il tempo ci dà l’opportunità di abbracciare le persone con i gesti, con l’ascolto, con il “per te ci sono qui e ora”.
Un pomeriggio si presentò in stazione un signore bengalese, per rinnovare l’abbonamento della figlia, una ragazza con il velo nero, diventata donna indipendente perché un padre con una visione di larghe vedute gli ha insegnato che ognuno di noi può conservare con orgoglio le proprie origini e stare al passo in una società in continuo cambiamento. Mi ha inorgoglita la sua ammirazione nei miei confronti perché quella giovane donna vorrebbe diventare una capostazione…
Forse lei ha visto quello che nemmeno io per anni ho voluto vedere. Oggi, aprendo quella porta, so che non è solo un lavoro ma un impegno.
L’ impegno di esserci per i ragazzi che già di prima mattina prendono a bersaglio qualcuno di turno, perché la parola sa essere più potente di uno schiaffo. L’ impegno di non girarsi dall’altra parte e far finta di nulla, perché intervenire quando c’è bisogno è più utile di quando ne ho tempo. “Esserci” non dovrebbe essere un posto per pochi ma una realtà meravigliosa. Respiro… perché respirando aria di vita ogni giorno apro la mia finestra sul mondo.
Rachele Pagano