Di lavoro si dovrebbe vivere e non morire. Una frase scontata ma che così scontata non è. Affatto. Le oltre 1.200 vittime all’anno ci ricordano che non è cosi, i 3 morti al giorno ci dimostrano che il sistema sicurezza è un modello che così com’è non garantisce la sacra incolumità della salute. Morti a cui si aggiungono numerosi feriti che spesso restano invalidi, senza parlare di coloro che a causa delle cattive pratiche lavorative si ammalano e muoiono dopo, magari quando sono in pensione. Le colpe sono di tutti, principalmente di alcuni datori di lavoro che alla salute dei propri dipendenti preferiscono gli utili; come dimenticare la morte della giovanissima Luana costretta per “ragioni d’impresa” a lavorare su di un macchinario manomesso e privato di un sistema di sicurezza che ne rallentava l’attività o come non ripensare alle vittime della funivia del Mottarone sacrificate all’utile d’impresa con la decisione criminale di eliminare un freno di emergenza allo scopo di mantenere inalterato il numero delle corse e quindi degli introiti dei biglietti. Sarebbe facile dare tutte le responsabilità alle imprese ma non è così. Se il decreto 81 spesso rappresenta solo una raccolta virtuale di regole annunciate e mai applicate lo si deve anche all’insufficiente sistema di controllo da parte degli enti preposti; pochissimi infatti sono gli ispettori che dovrebbero controllare ma soprattutto sanzionare le numerose inadempienze. Poi ci siamo noi, il Sindacato, che ha le sue colpe e l’onestà intellettuale che ci appartiene ci impone a sottolinearle. Negli anni infatti, la figura dell’RLS è stata sminuita, a volte destinata a chi non era riuscito ad essere eletto nelle RSU, altre volte invece espressione di voto di “amicizia o simpatia” quando si preferiva dare il consenso ad un amico piuttosto che rivolgerlo a chi magari, per impegno e competenza, era più adatto. Il risultato è stato quello di avere una classe di RLS, ad eccezione di pochi casi, totalmente immotivata ed inconsapevole dell’importanza del ruolo.

La UIL da qualche anno ha messo al primo punto della propria agenda la prevenzione per la sicurezza, lo ha fatto lanciando una campagna con lo slogan “Zero Morti sul Lavoro”, un grido d’allarme che la nostra Organizzazione ha propagato in tutti i luoghi, giornali, televisioni, social, manifestazioni e lo ha fatto soprattutto attraverso il nostro leader, Pierpaolo Bombardieri, che è riuscito a sensibilizzare le rappresentanze più alte della politica come il premier Mario Draghi, il Presidente Mattarella e perfino Papa Bergoglio, i quali con linguaggi e metodi differenti hanno evidenziato che la strage delle morti sul lavoro era indegna per un Paese civile. Ma l’opera di denuncia se non seguita dai fatti corre il rischio di essere fine a se stessa ed è a quel punto che ci si interroga per cercare soluzioni pratiche che possano migliorare la prevenzione sui luoghi di lavoro.

Noi della Uiltrasporti Campania abbiamo pensato che per fare qualcosa bisognava migliorare l’azione dei nostri RLS, aumentare le loro conoscenze e le loro capacità di ingaggio rispetto alla problematica ed allora abbiamo deciso di organizzare un corso di formazione avvalendoci non solo delle nostre competenze interne ma anche di professionisti esterni alle dipendenze di INAIL, attraverso un apposito protocollo di collaborazione firmato tra Uiltrasporti Campania ed INAIL. Alla realizzazione del corso ha contribuito con convinzione anche la Segreteria Nazionale sostenendo il costo del corso a favore di INAIL, tramite la società della Uitrasporti che si occupa di formazione, Trassistema. Il corso, che  ha visto la partecipazione dei nostri RLS e non solo, ha avuto una durata di 40 ore ed  è stato, a dire degli stessi partecipanti, altamente formativo colmando quel gap di informazioni non solo relativo alle normative ma soprattutto rispetto al ruolo. La conclusione del corso è avvenuta con una cerimonia nella sede istituzionale dell’INAIL Campania, nella bellissima Villa Bandini, appoggiata ai piedi dei Colli Aminei e con un panorama che abbraccia l’intera Napoli. All’evento hanno partecipato il Direttore Generale dell’INAIL Campania, Daniele Leone, che ha consegnato gli attestati di partecipazione al corso ed il Segretario Nazionale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, che è voluto essere presente arrivando appositamente da Roma per testimoniare la sua condivisione al progetto di formazione indicando così, all’intero mondo della UIL, la necessità di formare sempre e costantemente chi riveste all’interno di un’azienda un ruolo così delicato come quello dell’RLS.

Questa la strada dunque, formare per informare, sapere per dire a chi rappresentiamo quali sono i loro diritti ma anche, soprattutto, i loro doveri per tutelare la salute sui luoghi di lavoro, conoscere le regole approfonditamente per essere in grado di contrastare le scelte aziendali che non vadano nel solco della sicurezza, studiare in maniera accurata il decreto 81 e i suoi continui aggiornamenti come quello dell’allegato XLII che aumenta le liste delle sostanze cancerogene includendo anche l’olio esausto dei motori termici che permeano l’epidermide e sono altamente nocivi; magari se tutti lo sapessimo, potremmo poi indicare ad uno dei nostri colleghi meccanici l’obbligo di indossare i guanti e forse eviteremmo che tra 20 anni quel Lavoratore muoia di cancro ed avremmo scongiurato un altro morto, forse non sul lavoro, ma sicuramente da lavoro. Se attraverso la nostra conoscenza messa a disposizione degli altri avessimo salvato una sola vita potremmo affermare che il tempo utilizzato per formarci è stato un tempo assolutamente ben speso.

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