Il pensiero per la popolazione ucraina che vede compromesso la casa, la famiglia e soprattutto la dignità di essere umani

PROCIDA –Ci è sembrato un atto dovuto esprimere, a nome dell’intera cittadinanza dell’isola e in un anno così importante per Procida, il nostro ‘no’ incondizionato alla guerra e la vicinanza al popolo ucraino. La cultura non isola e ripudia la guerra”. Queste le parole di Dino Ambrosino, Sindaco della Capitale italiana della Cultura 2022, a completamento della marcia della pace che si è svolta sull’isola di Procida lo scorso 2 marzo a sostegno del popolo ucraino, con un lungo e colorato corteo di cittadini, associazioni, studenti, rappresentanti di forze politiche e sigle sindacali che da Piazza della Repubblica ha raggiunto l’area antistante il porto commerciale di Marina Grande. L’assessore ai trasporti del Comune di Procida, Lucia Mameli, sottolinea:

foto a cura di Luigi Primario

Procida è un’isola che non isola: da sempre siamo terra accogliente e solidale, più volte lo abbiamo dimostrato. E questa volta non fa eccezione: abbiamo marciato insieme e per il popolo ucraino contro la guerra che sta devastando il loro paese. La loro angoscia e disperazione è la nostra, le nostre mani erano strette alle loro mani mentre sventolavamo la bandiera ucraina, la speranza che tutto ciò possa finire è di tutti. Mentre le lacrime solcavano i miei occhi, guardando la dignità con cui questo popolo sta affrontando tutto questo, all’improvviso mi sento tirare e poi stringere le gambe. Mi giro e trovo lei, bellissima, che in un attimo è già tra le mie braccia. Mi ha stretto forte, quasi a dirmi: ho paura, proteggimi! Le lacrime ancora copiose sulle mie guance e la rabbia, la tristezza ha invaso il mio cuore; mi sono sentita impotente di fronte a questa cosa che di umano non ha nulla: la guerra”. In un momento così difficile come questo, di follia e disperazione che trascina il mondo in un vortice senza fine è necessario più che mai essere uniti, solidali, cercare di fare di tutto per porre fine a questo scempio che potrebbe avere conseguenze assurde per l’umanità intera. Una guerra che va condannata, va fermata ad ogni costo perché lede ogni diritto umano, perché provoca distruzione, perché nessuna ragione, nessun motivo può anteporsi alla vita umana. “Un’iniziativa lodevole quella della marcia organizzata del Comune di Procida per dire basta a questa guerra che sta affliggendo il popolo ucraino e per chiedere alla comunità internazionale di fare tutto il possibile per ristabilire la pace” chiosa Antonio Aiello, Segretario Generale della Uiltrasporti Campania e continua “è necessario attivare urgentemente tutti i canali della politica e della diplomazia per arrivare quanto prima alla risoluzione di un conflitto che per quanto possa apparire a noi lontano è invece alle porte. Come Organizzazione Sindacale siamo vicini e solidali a quanti stanno soffrendo per una guerra assurda e ignobile che va assolutamente fermata. La pace ed il ripudio delle guerre devono essere la priorità dell’agenda politica italiana, europea e mondiale ed è fondamentale agire ispirati da principi costitutivi a difesa di pace e democrazia.  Faremo tutto il possibile per dare il nostro contributo e stare accanto ai più deboli che pagano sempre il prezzo più alto delle scelte scellerate“. Malgrado i conflitti armati non si siano mai fermati, malgrado la storia sia fatta di momenti terribili, causati da guerre ingiustificabili, fondate su principi etnici e religiosi inqualificabili, su motivazioni ideologiche incomprensibili, è necessario per tutti non dimenticare gli orrori che un conflitto genera: la guerra è desolazione, distruzione, annientamento. La guerra va fermata. “Come lavoratori – sottolinea Mario Cozzolino, responsabile UILTrasporti per l’isola di Procida – esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza a coloro che a causa di questa guerra, in primis la popolazione ucraina, stanno rischiando la vita vedendo sgretolare la certezza di un futuro, uomini e donne che perdono il lavoro, la casa, la famiglia, la dignità di essere umani. Auspichiamo che le armi possano tacere al più presto anche se le ferite rimarranno purtroppo indelebili”.

Guglielmo Taliercio

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