Cosa può esserci di più bello per un giovane campano che partecipare ad un concorso pubblico in una grande azienda e vincerlo? Cosa può esserci di più soddisfacente per una famiglia del sud di vedere il proprio figlio, dopo anni di studio e sacrificio, risultare vincitore di un concorso ed essere assunto in un’azienda pubblica?
La risposta a queste due domande è una sola, niente.
È complicato trovare nel nostro territorio una felicità più grande, la speranza di avercela fatta, guardare il proprio futuro finalmente con una prospettiva, potersi creare una famiglia senza dover andare via e lontano a cercare altre opportunità e, nel momento in cui leggi i risultati della graduatoria, provare la sensazione di sentirsi in paradiso senza sapere, però, che in quel preciso momento si sta scivolando verso l’inferno.
Perché? Se avrete la pazienza di continuare a leggere questo articolo proveremo a spiegarvelo.
Per raccontare questa storia bisogna partire da lontano, qualche anno fa quando, in seguito ad un intervento straordinario del Governo Centrale, la Regione Campania riuscì a saldare parte dei suoi debiti con la sua azienda controllata di trasporto, l’EAV. Grazie a quel recupero economico, l’EAV che era ad un passo dal fallimento riuscì, attraverso un complicato piano di rientro del debito, a risollevarsi, tant’è che i bilanci annuali iniziarono a chiudersi in positivo e di fronte alla necessità di riequilibrare le vacanze dei posti in organico, conseguenza di un blocco del turn over nonostante i naturali pensionamenti, l’EAV decise un piano di assunzioni attraverso un concorso pubblico. Questa volontà fu annunciata alle Organizzazioni Sindacali alle quali non sembrava vero che finalmente, dopo decenni di blocco, si facesse un concorso per assumere in un’azienda di trasporto in Campania. Ma le cose furono complicate fin dal primo momento, infatti EAV, con l’avallo della sua proprietà, la Regione Campania, propose di fare un concorso con regole molto stringenti, la prima ipotesi definiva una partecipazione limitata per i laureati con un voto di 110/110 e per i diplomati di 90/100. La ragione di tale scelta non fu, come detto da qualcuno, una scelta a garanzia del merito, ma era frutto di un ragionamento che portava solo ad un risparmio economico: limitando la partecipazione a pochi il costo del concorso sarebbe stato minore.

Il Sindacato, fin da subito, fu contrario a questa ipotesi, quella di bandire un concorso dopo anni in un’azienda di trasporto con limiti così stringenti che soffocavano l’attesa di giovani che da tempo speravano di avere anche loro un’occasione, giovani che ora si sarebbero visti preclusa ogni possibilità per un voto ad una laurea o ad un diploma, come se veramente esistesse una differenza tra chi era in possesso di una laurea con un voto di 109 o un di un diploma con un voto di 89, rispetto ad un suo collega con un voto in su, un solo voto, quel voto che può poi fare la differenza nella vita.
Il braccio di ferro tra l’EAV ed il Sindacato portò ad abbassare il limite per la partecipazione, 105/110 per la laurea e 80/100 per il diploma con l’esenzione del voto per la categoria degli operatori di esercizio (gli autisti), già in possesso del certificato professionale della patente e del CQC. Inoltre si riuscì a spuntare l’accettazione, come titolo equipollente al voto di diploma, del possesso di un’abilitazione specifica per la mansione a cui si concorreva rilasciata dopo un esame con l’ANSF (Agenzia Nazionale Sicurezza Ferroviaria), per il rilascio della quale molti concorrenti hanno speso migliaia di euro presso scuole private autorizzate. Come se non bastasse, ad ogni candidato per la partecipazione alla selezione, prima dell’inoltro della candidatura, fu chiesto di effettuare un versamento di un importo pari a 20 euro a titolo di contributo alle spese di gestione dell’iter selettivo, di cui 5 furono devoluti in beneficenza, che è sempre una cosa buona, anche se fare beneficenza con il denaro altrui è un esercizio nobile ma poco generoso.

Il tocco finale, però, nasce dalla mente brillante di un dirigente EAV che, illuminandosi, decise di assegnare 20 punti in più ai concorrenti del concorso che, una volta superate le prove, potevano essere assunti con un bagaglio personale di sconto contributivo favorevole all’azienda, derivato soprattutto dalla condizione di disoccupato attraverso una DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilità) che determina formalmente l’inizio dello stato di disoccupazione. A valle di tutto ciò ci fu la selezione, con una prova preselettiva, una prova svolta con quiz a risposta multipla e una prova con un colloquio orale. Alla fine l’agognata graduatoria composta da 716 idonei, di cui 320 vincitori di concorso, oltre la graduatoria per i laureati con 111 idonei e 30 vincitori di concorso.

 E a questo punto proviamo ad immaginare, come scrivevamo in apertura di quest’articolo, l’estasi degli idonei in graduatoria e, ancor di più, quella dei vincitori, i primi rassicurati dagli interventi mediatici dell’Amministratore dell’azienda che dichiarava alla stampa l’intenzione di assumere entro la scadenza della graduatoria, 36 mesi, circa 700 persone (ildenaro.it – 2 Febbraio 2019), i secondi sicuri di un’assunzione immediata. Ma le cose non sono andate esattamente così per una serie di motivi, tra cui sicuramente la crisi relativa al covid; gli idonei in graduatoria, al netto dei pochi assunti, iniziano a fare i conti con la realtà, gli annunci trionfalistici di assunzioni iniziano a diventare sempre più tenui fino a scomparire, facendoli passare dal paradiso (assunzione nel giro di 36 mesi) all’inferno (momento in cui si realizza che ciò è svanito). Ma esiste un luogo peggiore dell’inferno ed è il limbo. Infatti non tutti i vincitori di concorso sono stati assunti, in molti profili l’intera esigenza assunzionale prevista dal concorso non è stata soddisfatta, ciò costringe quei vincitori di concorso ad evitare di accettare altre proposte di lavoro a tempo determinato che farebbero perdere il “titolo” di disoccupato e i 20 punti necessari al mantenimento della posizione raggiunta in graduatoria. Un vero limbo dove i dannati aspettano, non possono lavorare, se non a nero, e pregano. Ciò solo in nome del dio denaro, questa loro condizione, questo stato di “schiavitù” solo per consentire ad un’azienda pubblica di avere un risparmio economico per la loro decontribuzione, insomma sono solo numeri. Ma le persone non sono numeri, le persone sono fatte di carne, ossa ma soprattutto anima e questo è un concetto che dovrebbe tenere bene a mente qualsiasi politico, dirigente o amministratore, sempre.

E il Sindacato? Cosa stanno facendo le parti sociali su questo tema? Beh, fin dalla fase iniziale le Organizzazioni Sindacali si sono opposte al metodo con cui si voleva espletare il concorso, mai si è stati d’accordo su una limitazione di voto: porre limitazione in un territorio così affamato di lavoro come il nostro è una violenza ai tantissimi giovani alla ricerca di un’occasione, come sempre, ogni limite inteso come confine, porta dietro di sé degli scaloni difficilmente giustificabili, come si può infatti affermare che chi, magari una decina di anni fa, ha ottenuto un voto di diploma di 80 sia più preparato di un altro che nella stessa epoca ha avuto 79? Chi può affermare che le commissioni di esame avevano la stessa sensibilità di giudizio? E se nel frattempo il diplomato con 79 fosse migliorato, avesse accresciuto il proprio bagaglio culturale anche con la pratica di vita, chi potrebbe mai saperlo? Nessuno. La scelta dei 20 punti poi, da assegnare per gli sgravi contributivi, il Sindacato l’ha criticata sul nascere, giudicandola cervellotica e complicata, esposta anche a ricorsi legali che potrebbero far aumentare la spesa del contenzioso già abbastanza elevata.

Purtroppo non siamo stati ascoltati ed il risultato è sotto gli occhi di tutti. Tutto quanto descritto, però, non è un buon motivo per arrendersi, anzi, come Sindacato continueremo a spingere sulla necessità di assumere per migliorare un servizio che l’ultimo rapporto di “Pendolaria”, di Lega Ambiente, mette tra gli ultimi di tutta Italia. Oggi questa necessità è ancora più forte, la svolta economica indicataci dall’Europa, anche attraverso la spesa dei Recovery Found, passa attraverso un miglioramento delle condizioni ambientali nel prossimo futuro e questo miglioramento, nella nostra regione, necessita di un trasporto pubblico adeguato che consenta al cittadino di abbandonare il mezzo privato, meno auto più treni ed autobus, meno inquinamento più lavoro, più lavoro più dignità, si dignità, perché per passare dall’inferno al paradiso ce n’è un assoluto bisogno.

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