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Sindacato o sindamercato?

giustizia

Lo dico subito. Partiamo dal punto di vista, perché è proprio da lì che bisogna partire per iniziare a scrivere questo articolo. La domanda è: “Che cosa è il Sindacato per voi”? O meglio “Cosa dovrebbe essere il Sindacato secondo voi”?  E’ da un po’ che questo quesito mi rimbalza nei pensieri ed allora voglio essere chiaro, fino in fondo. Secondo me esistono due modi di intendere il Sindacato, il primo che si basa sui valori di rappresentanza di obiettivi comuni da raggiungere a favore delle categorie dei Lavoratori che si rappresentano, proponendo soluzioni utili allo scopo senza mai rinunciare anche all’opera di denuncia e di lotta laddove fosse necessario. Il secondo modo, invece, si riferisce ad un sistema al quale affiliarsi solo per esclusivi interessi personali, agendo solo per uno scopo e non per un’idea che possa servire alla comunità alla quale si appartiene.
Bene, se appartenete alla prima corrente di pensiero ed avete scelto la Uiltrasporti o qualche altra organizzazione a noi simile nella morale ma sopratutto nell’etica, avete fatto la scelta giusta. Se il vostro scopo, invece, è quello di raggiungere una promozione non meritata, un’assunzione con una raccomandazione o un distacco sindacale senza fare i sindacalisti, allora la Uiltrasporti è una pessima scelta.
La lunga premessa è utile per esaminare un fenomeno che di anno in anno sembra aumentare. Mi riferisco alla “compravendita” del mercato delle tessere, che utilizza un sistema di affiliazione che ha ben poco da vedere con l’etica sindacale. In genere inizia con qualcuno all’interno dei luoghi di lavoro che, dotato di un carisma particolare, riesce a far affezionare a sé un gruppo di lavoratori, chiaramente il carisma può essere una sua dote endogena oppure derivata da una posizione lavorativa predominante che è in grado di far dispensare come agevolazioni ciò a cui i lavoratori hanno invece diritto, ferie, cambi turno, straordinario. In questo modo si costruisce un vero e proprio “pacchetto di affezionati” con il quale, nei periodi sensibili di fine anno, laddove è previsto il sistema di delega annuale, inizia a girare per le sedi sindacali offrendosi al miglior acquirente. Un vero e proprio mercato delle vacche.

Il risultato è che da inizio gennaio si comincia ad assistere a vere e proprie opere di transumanza a beneficio solo dell’organizzazione acquirente e del proprietario del “pacchetto” che in cambio riceverà una promozione o una promessa di lavoro per qualche parente oppure un numero di giornate di permesso sindacale, da utilizzare per la sua seconda attività, oppure ancora un beneficio economico, chiaramente al nero, per utilizzare un ossimoro. Gli unici che, pur essendo utilizzati, sono esclusi da qualsiasi beneficio sono i lavoratori che fanno parte del “pacchetto”, i quali, forse, hanno più colpa degli altri poiché, consapevoli di essere strumentalizzati, tacciono ed acconsentono per non vedersi negato quello che è un loro diritto, ferie, cambi turno, straordinario, etc. etc., accontentandosi delle briciole che venditore ed acquirente lasciano cadere dal tavolo del loro lauto banchetto.
L’etimologia della parola Sindacato deriva dal greco, syndikos, ossia l’unione di syn (insieme) e dike (giustizia); il Syndakos nell’antica Grecia era una sorta di avvocato che insieme agli altri faceva “giustizia insieme”, per cui il sindacato dovrebbe essere il luogo dove le persone si ritrovano, si uniscono ed insieme si adoperano per portare avanti le giuste cause nell’interesse comune.
Purtroppo oggi non è così, oggi quel nobile sentimento è stato inquinato da una società sempre più utilitaristica ed opportunista e da “sindacalisti” che sembrano dirigenti da Joint Venture, con tanto di macchina blu ed autista, il cui scopo è solo quello di aumentare i numeri degli iscritti per aumentare le entrate del sindacato.

Noi non siamo così e non lo saremo mai. Noi continueremo nella nostra idea di far Sindacato, studiando e lavorando tutto l’anno, non solo nel mese di dicembre quando si apre la campagna acquisti. Noi continueremo a mettere gli ultimi davanti ai primi, Noi saremo sempre protagonisti nella nostra opera di proposta per migliorare le condizioni di tutti i Lavoratori anche quelli non iscritti, Noi saremo sempre in prima fila quando c’è da denunciare e protestare contro un’ingiustizia, insomma Noi continueremo a fare il Sindacato perché la soddisfazione più grande è quella di essere cercati dai Lavoratori non di andarli a cercare per convincerli, perché unirsi in nome di un ideale è l’unico individualismo che vogliamo consentirci. Poi, i numeri ci daranno torto? Ce ne faremo una ragione, nella consapevolezza non solo di essere migliori di prima, ma sopratutto perché il tempo è galantuomo e alla lunga, siamo sicuri, ci darà ragione.

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