Articolo16 > Treno > La bicicletta e il treno..un combinato vincente ed ecosostenibile

La bicicletta e il treno..un combinato vincente ed ecosostenibile

bici in treno

Nel panorama internazionale e comunitario, funestato dalla micidiale pandemia da Coronavirus e dalla conseguente crisi socio-economica, la mobilità sostenibile assume un ruolo chiave e di fondamentale importanza, quello di pilotare i Paesi fuori dal tunnel Covid-19, andando a tutelare la salvaguardia delle risorse ambientali. Le soluzioni di mobilità sostenibile sono funzionali a garantire una mobilità che sia vantaggiosa, oltre che per l’ambiente, anche per gli uomini, essendo il loro sviluppo uno dei  principali strumenti per ridurre le emissioni inquinanti nell’atmosfera. Il Governo Italiano ha così pensato di mettere in campo iniziative e normative che hanno proprio come obiettivo la disincentivazione dell’uso del mezzo di trasporto privato, soprattutto per gli spostamenti urbani. Risulta quindi interessante immaginare nel prossimo futuro, un utilizzo sempre più massiccio della bicicletta e di mezzi ecologici con interscambio con il sistema ferroviario. Il viaggio intermodale, treno con bici, sta diventando sempre più una realtà a noi vicina. Molti, negli ultimi tempi, stanno sempre di più prediligendo l’utilizzo della bici per raggiungere il treno e poi spostarsi nel luogo di destinazione.

Molti nuovi treni regionali dispongono di agevoli e capienti rastrelliere dove poter riporre biciclette, sui treni dell’Alta Velocità, che non sono propriamente treni per cicloamatori, la bici può essere invece smontata e riposta in apposite sacche o scatole. È pur vero che lo sviluppo della mobilità con bicicletta o altri mezzi a “propulsione prevalentemente elettrica” necessita di interventi, sia normativi che strutturali; purtroppo nelle aree urbane si stanno verificando, nelle ultime settimane, numerosi incidenti che hanno coinvolto, in particolare, coloro che erano alla guida di monopattini elettrici che pure rappresentano una valida alternativa al mezzo di trasporto privato e al trasporto pubblico. È indiscutibile che le regole di distanziamento sanitario sui mezzi di trasporto pubblico sono di difficile applicazione, regole che risultano sicuramente ancora inadeguate a gestire il trasporto pubblico e che si avviano a diventare sempre più rigide per controllare la diffusione del contagio, in quanto oggi i mezzi di trasporto pubblico sembrano essere una delle principali fonti. In questo scenario, in una prospettiva ecosostenibile, il protagonista nella terza fase della gestione della mobilità sostenibile durante la pandemia, potrebbe diventare il velocipede. E proprio per incoraggiare l’uso delle biciclette, il Governo ha previsto dei contributi statali indicati nel “Decreto Rilancio”. Chi avrà acquistato un bene o servizio di mobilità prima del 3 novembre, riceverà il rimborso con un bonifico, chi non l’avrà ancora fatto potrà ottenere il Buono Mobilità che consegnerà al negoziante, il quale sarà poi rimborsato a sua volta dal Ministero. Un buono che è un contributo pari al 60 per cento della spesa sostenuta e, comunque, in misura non superiore a 500 euro per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, nonché veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica. Per accedere all’applicazione è necessario disporre delle credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale). Il buono può essere richiesto una sola volta e per l’acquisto di un solo bene o servizio, non è consentito l’acquisto di accessori e/o componentistica (telai, ruote, motori elettrici, caschi, batterie, catene, lucchetti, ecc.) mentre possono essere acquistati veicoli usati per la mobilità personale o bici usate. Senza dubbio un’ ottima iniziativa costruita però con pochi fondi e quindi riservata solo a pochi fortunati.

Merita sicuramente un cenno l’orientamento normativo di riferimento attinente l’altro protagonista di questa combinazione di trasporto, il treno. Pietra miliare nell’ambito della normativa relativa alla mobilità sostenibile è senz’altro il “Libro Bianco dei Trasporti” del 2011, che attribuisce al trasporto ferroviario un ruolo fondamentale nelle politiche dei trasporti dell’Unione europea, non solo in quanto trasporto ecosostenibile, ma anche come settore generatore di ricchezza e di posti di lavoro. Il “Libro Bianco dei Trasporti” del 2011 indica una strategia piuttosto realistica, se pur con un orizzonte temporale al 2050, nel tentativo davvero complesso di coniugare l’incremento della mobilità e la riduzione delle emissioni. Obiettivo fondamentale, dimezzare nelle grandi città l’uso delle auto ad alimentazione convenzionale, entro il 2030, eliminandole del tutto entro il 2050. Conseguire entro il 2030, nelle principali città, sistemi di logistica urbana a zero emissioni di C02. Il 30% del trasporto delle merci superiore a 300 km deve passare, entro il 2030, verso ferrovia e trasporto via mare, questa quota dovrebbe raggiungere, entro il 2050, il 50%. La   maggior   parte   del   trasporto di medie distanze dei passeggeri, entro il 2050, dovrebbe avvenire mediante ferrovia per cui va completata la rete ad Alta Velocità a livello europeo. Inoltre bisognerebbe completare, entro il 2030, le reti infrastrutturali TEN-T il cui obiettivo generale è stabilire un’unica rete transeuropea multimodale per integrare trasporto terrestre, marittimo e aereo. Collegare tra di loro le reti ferroviarie, aeroportuali, marittime e fluviali. Dimezzare gli incidenti stradali entro il 2020 e, entro il 2050, avvicinarsi all’obiettivo “zero vittime” oltre ad aumentare la sicurezza del trasporto della UE. Questi obiettivi essenziali, posti a livello comunitario già nel 2011, inquadravano il treno, con le sue caratteristiche conformi alle esigenze ambientalistiche, come il mezzo di trasporto cardine intorno al quale la mobilità sostenibile e la sicurezza potessero contribuire alla nascita di un flusso dinamico di ripresa economica. Nel nostro Paese, inoltre, il trasporto ferroviario, negli ultimi anni e prima degli effetti della pandemia, aveva visto il numero dei viaggiatori in aumento per effetto del miglioramento della qualità generale del servizio, conseguenza inequivocabile del mercato liberalizzato. Possiamo quindi considerare l’attuale assetto del sistema trasporto ferroviario italiano ed europeo, tanto più se integrato dalle metodologie intermodali e considerando i presupposti normativi comunitari, come la più valida alternativa al trasporto su gomma che è una delle principali cause di emissioni di CO2 nell’atmosfera.
Gennaro Raggioli

Related posts

Leave a comment

Comment