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Di lavoro si dovrebbe vivere e non morire.

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Immaginate di uscire di casa, di buon mattino, di baciare vostra moglie augurandole buona giornata, di ascoltare le sue raccomandazioni di prudenza per la manifestazione che state andando a fare per difendere quel piccolo salario, circa 800 euro mensili, che per voi però sono l’unico sostentamento, e di non tornare più a casa perchè uccisi mentre difendevate il vostro lavoro. Immaginate questo e provate a trovare un’ingiustizia più grande. Forse non la troverete. Questo è successo in una fredda mattinata, non in qualche sottosviluppata periferia del terzo mondo, e non perchè là sia lecito, ma in una città europea come Napoli. Raffaele, così si chiamava, faceva parte di quella schiera di “Invisibili” che affollano le nostre città, LSU, cassa integrati, Lavoratori dei Consorzi di Bacino, ex Iacorossi,  Forestali, Lavoratori di Almaviva e cosi via, Lavoratori più sfruttati e meno pagati degli altri, Lavoratori che danno fastidio perchè ” protestano sempre”, gli ultimi insomma, gli “Invisibili”. Raffaele, nel suo eroico tentativo di salvare un compagno investito da un imprenditore, in BMW, infastidito da quella manifestazione, ci è rimasto, il suo cuore già provato dalle ingiustizie che ogni ” Invisibile” deve subire non ha retto, è scoppiato, ma l’apoteosi di quell’ultima prepotenza subita ha fatto si, che almeno per un giorno gli “Invisibili” comparissero, ed allora giornali, telegiornali, consiglieri regionali, sindaco, improvvisamente gli hanno visti, ed hanno dichiarato la loro vicinanza al problema ed il loro impegno alla risoluzione dello stesso, almeno fino a quando durerà l’onda dell’emozione, poi torneranno ad essere “Invisibili”. Questo però non può e non deve succedere nel Sindacato, il ricordo di Raffaele deve diventare un monito per rinnovare l’impegno a rappresentare prima gli ultimi, i più deboli, coloro, che come Raffaele sono tartassati e compressi dalle ingiustizie, dedicandosi ancora di più per migliorare la loro vita, dando loro voce e spazio affinché non siano più “Invisibili”, lo dobbiamo da oggi anche a Raffaele ed alla sua famiglia ed a quella donna che gli aveva augurato buona giornata che rimane in attesa di un marito che non tornerà più.

 

 

 

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