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Azienda Unica Trasporti, una “vecchia” idea che bisogna declinare

intermodalità

Il processo di semplificazione della moltitudine di concessioni regionali, poi evolute a contratti di servizio senza nessuna soluzione di continuità, è da troppo tempo annunciato ma mai realmente implementato, per una serie di responsabilità ed “interessi” che non sono né sconosciuti né tantomeno celati, e che nei fatti hanno impedito la realizzazione di quel “sistema Trasporti” a cui tante volte si è fatto riferimento, per lo più in fase di propaganda e di accademia senza mai concretizzare una sola fase della sua realizzazione. Anzi, ci sarebbe da dire con molta chiarezza che l’unica iniziativa in tale direzione, quella della “Integrazione Tariffaria”, ha finito di essere una sovrastruttura sulle realtà produttive, fino a svuotarne ogni funzione economica, con un’acclarata deresponsabilizzazione che, accompagnata dalla depauperazione dei sistemi di controllo sull’utenza, ha determinato livelli di evasione ed elusione assolutamente sconosciuti prima della “imposizione” di soggetti per la produzione e  vendita dei titoli di viaggio, diversi e talvolta distanti dalle società esercenti il trasporto, in essi consorziate ma nei fatti a questi sottoposti.

Per riprendere un cammino virtuoso, bisogna innanzitutto tener conto di: preesistenti realtà che non sono solo pubbliche; della norma regionale vigente relativa al Bacino Unico Regionale e dei diversi Lotti oggetto di bando pubblico;  infine, ma non in ultimo, della profonda differenza normativa tra Ferro e Gomma.

Qualche lustro fa si sarebbe potuto già intervenire per una sola azienda dell’Area Metropolitana del Ferro che mettesse insieme Metronapoli ed EAV, ma la cecità politica, prima della Giunta Comunale e poi di quella Regionale, ne frenarono la nascita anche in presenza di un’assonanza politica delle giunte di centrosinistra, poi aggravatasi con le giunte arancioni che, a fronte di sollecitazioni in tal senso nel corso di un convegno organizzato dalla UIL,  si esprimevano nel merito con ….”giù le mani da Metronapoli”.
Appare evidente che se si dovesse continuare a considerare le Aziende come luoghi per esercitare gli “interessi” politici non andremo da nessuna parte e continueremo ad arretrare inesorabilmente, aumentando la distanza tra cittadini e aziende, salvo voler criminalizzare i lavoratori, vere vittime insieme all’utenza della cecità amministrativa. In attesa di ritrovare condizioni politiche favorevoli, con Enti Locali che almeno si parlino, si può partire dalla volontà politica Regionale che con il Presidente De Luca ha chiaramente lanciato l’idea di un’Azienda Unica, volontà che bisogna però declinare per evitare di sprecare un’occasione che potrebbe ridisegnare gli assett Metropolitani e Regionali, offrendo un modello che non ha pari nel Paese e diverso da ciò che si è fatto altrove, un modello  che punti ad una semplificazione societaria nel rispetto delle produzioni, della caratteristica Territoriale a cui ci si riferisce e delle peculiarità, professionalità esistenti e maturate in secoli di storie aziendali.

La separazione anche societaria per infrastruttura e trasporto nel ferro potrebbe essere il primo passo determinante per avviare un dialogo e un confronto per la realizzazione di una Società della Rete Metropolitana, in cui definire pesi e competenze per gli Enti Locali proprietari delle infrastrutture, ora divise, ma che potrebbero costituire una unica società per la gestione della Rete Ferroviaria Metropolitana di Napoli.

Per la gestione dei Servizi di Trasporto, invece, tenuto conto della necessaria sinergia tra i servizi su Gomma e quelli su Ferro dell’area Metropolitana in termini di orari, offerte e livelli di intermodalità allo stato del tutto sconosciuti, sarebbero da favorire sinergie industriali tra gli attuali gestori che così potrebbero determinare economie di scala, organizzative e produttive a partire dall’offerta tariffaria che dovrebbe tornare nelle competenze della società del Trasporto e dell’esercizio, determinando così nuove opportunità anche per rispondere al mercato in caso di gare per l’affidamento dei servizi. Analogamente sui territori interessati dai lotti oggetto di bandi sulle Province, tenuto conto della natura dei Trasporti su Ferro offerti da Trenitalia, è con questo player che si dovrebbero realizzare le sinergie per ferro e gomma tra soggetti produttivi sui territori delle aree interessate.

La pandemia ha palesato la scelta nefasta di abbandonare regioni e territori all’inesorabile declino del TPL, fatto da tagli indiscriminati di mezzi e risorse, negando un diritto costituzionale, fino a metterne in discussione altri come quello dell’Istruzione. Programmare e non gestire deve tornare ad essere la funzione principale degli Enti Locali, con  le aziende nazionali di proprietà dello Stato che devono sostenere le realtà locali, integrando, investendo e offrendo un determinante supporto industriale che aiuti e sostenga la nascita di nuove realtà industriali, nel principio di quella Sussidiarietà che deve tornare ad essere un’opportunità e non un peso. La presenza sul territorio di buone realtà produttive pubbliche e private può essere di buon auspicio perché si recuperi il protagonismo aziendale distinto dalla titolarità di indirizzo e programmazione degli Enti Locali, che restano proprietari delle reti che, per valore ed estensione, costituiscono un capitale su cui fondare per rilanciare l’intero comparto.

Questa volta ci siamo? E chi può dirlo! Di sicuro non si può far finta di nulla, il bisogno di trasporto è scandalosamente emerso in questi giorni, la vita di tutti noi è condizionata, limitata e finanche negata se non c’è un sistema trasporti, ma ciononostante a Napoli si annunciano ancora tagli per i prossimi anni, che anche se in contumacia ci dice che trovata l’IDEA c’è tanto ma tato da fare, e prima si parte e meglio sarà per tutti.

 

 

 

 

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