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Porto di Napoli e Covid-19. Un mare di crisi?

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Il Covid-19 ha rappresentato un’interruzione senza precedenti per l’economia ed il commercio mondiale tanto che in alcuni settori si è assistito ad un fermo totale di ogni attività. Purtroppo anche il Porto di Napoli, da sempre fonte di sviluppo, di scambi commerciali e crocevia di flussi turistici, per effetto della pandemia, ha dovuto fare i conti con una drastica battuta d’arresto.
I dati statistici  per i primi sette mesi del 2020 parlano chiaro:

  • traffico container – 5,73%;
  • traffico RO-RO – 10,80%;
  • traffico crocieristico – 100,00 %;
  • traffico passeggeri – 60,65 %.

Eppure analizzando i dati raccolti nel Bollettino Statistico dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, emerge una situazione diversificata per i vari comparti che deve indurci a riflettere. È evidente che uno dei settori maggiormente colpito a causa della pandemia è quello del traffico passeggeri, nelle sue diverse segmentazioni. Si è assistito, infatti, ad un notevole ridimensionamento del traffico passeggeri con le isole, dapprima per le misure restrittive che hanno ridotto le libertà di movimento e, negli ultimi mesi, anche a causa dei condizionamenti psicologici e delle paure dei viaggiatori circa la mancata adozione da parte delle Compagnie di navigazione di idonee misure di sicurezza. Abbiamo chiesto al riguardo un parere ed un’analisi dei traffici alla dr.ssa Fiorinda Corradino, Responsabile dell’Ufficio Studi e Statistiche dell’AdSP: “Il primo semestre del 2020 si è chiuso per l’AdSP del Mar Tirreno Centrale con un calo generalizzato dei traffici marittimi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, calo dovuto principalmente alla pandemia di Covid-19 che ha interessato un po’ tutti i settori dell’economia nazionale e mondiale. Nello specifico, Il  settore passeggeri ha raggiunto il suo valore minimo nel mese di Aprile per poi ricominciare a sollevarsi, ma rimane ancora a -68,6% rispetto al traffico del I semestre del 2019, con soli 1.040.663 passeggeri trasportati rispetto ai 3.311.020 di passeggeri del I semestre dell’anno precedente. Sarà necessario analizzare i dati relativi ai mesi di luglio ed agosto per poter registrare un’eventuale ripresa, ma personalmente credo che l’estate si chiuderà con un segno marcatamente negativo. Va sottolineato che il condizionamento psicologico ha influito nella scelta del mezzo di trasporto: gli utenti hanno preferito utilizzare, in percentuale, più i traghetti che gli aliscafi per ovvi motivi di spazi esterni. Il sistema portuale campano,  per quanto riguarda il traffico commerciale, ha risposto abbastanza bene alla situazione che si è venuta a creare nei mesi scorsi , tanto da registrare perdite che in tutti settori merceologici non hanno mai superato la soglia del 10%. Quindi parlare di “crisi” in questo settore è a mio avviso inappropriato.”.

Proprio sulla diminuzione del traffico commerciale, infatti,  nei porti campani un ruolo importante che ha attenuato la contrazione dei traffici è stato rivestito dall’industria agroalimentare  che ha garantito la continuità degli scambi anche in piena fase di lockdown. Tuttavia  il settore che ha subito la principale drastica contrazione è stato quello crocieristico che con un dato di numero di viaggiatori pari a zero ha visto completamente azzerata la crescita con ripercussioni economiche negative sul mercato del lavoro senza precedenti. Solo di recente è sembrato intravedersi un timido segnale di ripresa con la lenta ripartenza delle crociere e ciò nonostante, non solo perché è appena iniziato l’autunno, è il caso di dire che una rondine non fa primavera. A fornire una efficace quanto mai condivisibile proposta, in una recente intervista, è stato l’Amministratore delegato della Terminal Napoli S.p.A., Tomaso Cognolato, proponendo di rivedere l’utilizzo della Stazione Marittima di Napoli facendo leva sull’integrazione del porto con la città e con i suoi cittadini. Tema questo di notevole attualità e già affrontato dalla redazione di Articolo16: è chiaro, infatti, che le attività culturali, ed ovviamente anche quelle di intrattenimento, coinvolgendo direttamente i cittadini sono svincolate dalla ripresa di un mercato così complesso come quello crocieristico. Certo è che la crisi, soprattutto a livello nazionale c’è indiscutibilmente, e si ripercuote in modo diverso in ogni segmento e su tutti i lavoratori, ed è per questo che occorre riflettere oltre i dati numerici con interventi propulsivi. Un ruolo fondamentale in questo momento, soprattutto dopo le recenti previsioni normative, è svolto dall’Autorità di Sistema Portuale, non solo in quanto Ente di governo, ma anche perché rappresenta l’anello di congiunzione della nostra realtà portuale con il Governo, cui vanno indirizzate analisi e proposte. E proprio il decreto-legge n. 34/2020, c.d. Decreto Rilancio, all’ art. 199, ha introdotto alcune nuove misure a supporto del settore portuale, non limitandosi solo a ridurre i pagamenti previsti per i canoni delle concessioni ma introducendo interventi più incisivi, quali tra gli altri: proroga ex lege di 12 mesi della durata delle concessioni delle aree demaniali (art. 36 Cod. Nav.) e delle banchine portuali (art. 18, L. 84/1994); contributo, fino a 2 milioni di euro, che ciascuna AdSP potrà corrispondere ai soggetti fornitori di lavoro portuale di cui all’art. 17 della L. n. 84/1994; istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un fondo, nella misura di complessivi euro 6 milioni per finanziare il riconoscimento dei benefici previsti dal comma 1 da parte delle Autorità di sistema portuale. Adesso serve necessariamente intervenire e poi aspettare, perché se per sconfiggere il Covid 19 occorrerà un vaccino, per la ripresa economica occorrerà lavorare a lungo e duramente.

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