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La vicenda di S.A.M.

Un’azienda che non rispetta gli accordi e il futuro dei lavoratori

autostradaCi piacerebbe raccontare la storia di normali rapporti tra aziende e organizzazioni sindacali, relazioni improntate sulla massima correttezza e lealtà. Ci piacerebbe parlare di un Paese normale dove, al momento opportuno, la politica faccia sentire la sua voce per far rispettare quelle regole a chi delle regole non se ne frega nulla, ma purtroppo non sempre è così e ci dispiace raccontare una storia che tutto ha tranne che qualcosa di normale ed è il caso dell’azienda SAM, Società Autostrade Meridionali, un’azienda italiana che opera nel settore della gestione in concessione di tratti autostradali, ente esercente concessionario di Autostrade per l’Italia per la gestione del tratto Napoli- Salerno dell’Autostrada A3. La vicenda SAM ha inizio nel 31 dicembre 2012, quando la concessione è stata oggetto di proroga in vista della riassegnazione. Il rinnovo è così legato ad una gara indetta dal Ministero che subisce però vari intoppi, sospensioni e ricorsi. Politici e TAR e forse l’incompetenza dei partecipanti alla gara fanno si che fino ad oggi i tempi per aggiudicare questa concessione sembrino veramente lontani. Intanto per ASPI, Autostrade per l’Italia, la SAM diventa semplicemente un banco di prova dove potere mettere in atto comportamenti antisindacali e per 4 anni avviene un blocco totale di rapporti e relazioni tra sindacato ed azienda, situazione che imperversa fino al giugno 2016 quando CGIL E CISL firmano un accordo con l’azienda. La UIL indice un referendum per l’abrogazione, accordo che viene rifiutato da più del 90% dei dipendenti SAM.

La bocciatura non porta ad un ripristino della stato precedente ma l’azienda, in totale autonomia, si impone per l’esazione dei “livelli di servizio tecnici”, comportamento antisindacale in quanto la definizione degli stessi fa parte della materia da disciplinare previo accordo di 2° livello e non unilateralmente. La buona volontà di quasi tutte le organizzazioni sindacali e la necessità di porre fine ad un periodo di conflittualità che non fa sicuramente bene né all’azienda ma sopratutto ai lavoratori, porta alla firma di un accordo, a dicembre 2016, che prevede per i lavoratori vantaggi economici e soprattutto la possibilità di ricollocarsi in azienda in posizioni che prevedono dei cambi mansioni significativi, con inquadramento superiore. Quello che più interessa alle organizzazioni firmatarie dell’accordo è di non lasciare troppi esuberi nell’esazione, problema che si è riusciti a risolvere con le ricollocazioni previste. I sacrifici richiesti ai lavoratori sono stati quindi bilanciati dalla sicurezza che con un eventuale rinnovo della concessione non ci sarebbero stati problemi per nessun dipendente con il nuovo proprietario dell’azienda. Ma a settembre 2017 avviene l’assurdo: la dirigenza aziendale informa che per tener fede all’impegno preso all’accordo di dicembre si deve procedere ad altri tagli.

Viene prospettato un piano che porterebbe ad un numero spropositato di esuberi, si è cercato di stabilire con l’azienda un dialogo, non facile, ma forse quest’azienda è fatta di persone poco propense alla trattativa sindacale, si è chiesto il rispetto dell’accordo firmato a dicembre e si è ribadito che i lavoratori hanno abbondantemente pagato. Ma nulla, sopraggiunge anche il ricatto e l’azienda è decisa a firmare solo alle sue condizioni, altrimenti si disdetta l’accordo di dicembre, cosicché ai sindacati non resta che rifiutare di continuare la trattativa e l’azienda da febbraio disdetta un accordo in cui l’unica a non rispettare i patti era proprio lei. Inizia così una stagione di scontro che continua ancora oggi. Non si tratta, come dice la dirigenza SAM, di difendere vecchi privilegi ma di difendere lavoro stabile contro “altre tipologie di lavoro”, a discapito di impieghi pagati peggio e con natura temporanea. Non rischiano il lavoro solo i dipendenti SAM, le ripercussioni si avrebbero anche nell’indotto regionale, in piccole aziende con le loro famiglie che da anni vivono con i piccoli appalti di Autostrade Meridionali. SAM porterà nelle casse di ASPI, solo per quest’anno, una ventina di milioni di euro e non si può permettere che questi profitti vadano tutti fuori regione. L’impegno morale è quello di difendere una delle poche realtà campane che può portare lavoro e soldi in questa regione così martoriata.

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